A polvere gas inerti, schiuma, ad acqua, per silo ed anche per ambienti critici.

Inquadramento normativo

La norma di riferimento che occorre prendersi in mano per progettare e installare un tale impianto, è la UNI 9795 “Sistemi fissi automatici di rivelazione, di segnalazione manuale e di allarme d’incendio” per il momento nella sua versione del marzo 1999, in attesa della nuova versione già sottoposta ad inchiesta pubblica (Progetto U70000500) e quindi in dirittura d’arrivo. Le variazioni più rilevanti della nuova edizione sembrano comunque essere le disposizioni sui rivelatori ottici lineari di fumo, assenti nella versione del 1999.

Oltre alla norma UNI 9795, è bene dare un’occhiata anche alla lunga serie delle norme UNI EN 54 “Sistemi di rivelazione e di segnalazione d’incendio”, le quali pur essendo rivolte ai costruttori dei dispositivi che compongono la rivelazione incendi, contengono a volte alcune indicazioni importanti. L’elenco delle norme sui sistemi di rivelazione è il seguente:

•  Norma UNI EN 54-1 “Introduzione”;

•  Norma UNI EN 54-2 “Centrale di controllo e segnalazione”;

•  Norma UNI EN 54-3 “Dispositivi sonori di allarme incendio”;

•  Norma UNI EN 54-4 “Apparecchiatura di alimentazione”;

•  Norma UNI EN 54-5 “Rivelatori di calore – Rivelatori puntiformi”;

•  Norma UNI EN 54-7 “Rivelatori di fumo – Rivelatori puntiformi funzionanti secondo il principio della diffusione della luce, della trasmissione della luce o della ionizzazione”;

•  Norma UNI EN 54-10 “Rivelatori di fiamma – Rivelatori puntiformi“;

•  Norma UNI EN 54-11 “Punti di allarme manuale“;

•  Norma UNI EN 54-12 “Rivelatori di fumo – Rivelatori lineari che utilizzano un raggio ottico luminoso“;

A chiudere il quadro bisogna dire che esiste un progetto di norma europeo Pr EN 54-14 “Sistemi di rivelazione e di segnalazione d’incendio – Linee guida per la progettazione, installazione, uso e manutenzione”, che in un prossimo futuro affiancherà la norma UNI 9795, non sostituendola però, in quanto il progetto EN 54-14 sarà recepito come Specifica Tecnica e non come vera e propria norma, consentendo così la sopravvivenza della norma nazionale.

Come è fatto un impianto di rivelazione incendi

Possiamo dire in due parole come è fatto un sistema di rivelazione incendi? Innanzitutto occorre che qualcosa (rivelatore quindi sistemi automatici di rivelazione) o qualcuno (uomo quindi sistemi manuali di segnalazione) si accorga dell’incendio. Fatto il primo passo, il segnale d’incendio viene trasmesso ad una centrale di controllo, la quale invia l’allarme a vari dispositivi (sonori, luminosi, telefonici, spegnimento incendi, etc.). In sostanza è tutto qua: pare semplice, ma non è sempre così soprattutto nella scelta e nel posizionamento dei rivelatori e dei dispositivi di allarme.

Comunque un sistema fisso automatico è composto da una serie di dispositivi schematizzabili come in Figura 2, nella quale si riconoscono:

•  Rivelatore d’incendio: è il componente del sistema che contiene almeno un sensore che costantemente o ad intervalli frequenti sorveglia almeno un fenomeno fisico e/o chimico associato all’incendio e che fornisce almeno un corrispondente segnale alla centrale di controllo e segnalazione. La tipologia dei rivelatori è differenziata e sarà trattata più avanti in dettaglio. Se l’impianto è un sistema fisso di segnalazione manuale, i rivelatori automatici sono ovviamente assenti.